Illustrazioni della tavola 1

La Giubiana – Disegno di Marco Milanesi

Da Wikipedia

Secondo il racconto popolare, la Giubiana era una vecchia strega, magra, con le gambe molto lunghe e le calze rosse. Viveva nei boschi e grazie alle sue lunghe gambe, non metteva mai piede a terra, ma si spostava di albero in albero. Così osservava tutti quelli che entravano nel bosco e li faceva spaventare, soprattutto i bambini. L’ultimo giovedì di gennaio, era solita andare alla ricerca di qualche bambino da mangiare. Una mamma, per proteggere il suo bambino, decise di tenderle una trappola. Preparò una gran pentola piena di risotto giallo (zafferano) con la luganega (salsiccia), e lo mise sul davanzale della finestra. Il profumo era delizioso, da far venire l’acquolina in bocca. La Giubiana sentì il buon odore e saltellò fuori dal bosco verso la pentola, e cominciò a mangiare, un po’ alla volta, tutto il contenuto dell’enorme pentolone di squisito risotto. Il risotto era veramente tanto, eppure era così buono, che la famelica Giubiana non si accorse del tempo che passava. Non si accorse che il sole, che uccide le streghe, stava ormai per sorgere. Quando la Giubiana finì tutto il risotto, il primo raggio di sole era ormai spuntato: la Giubiana fu così polverizzata dalla luce del sole, e da quel giorno tutti i bambini furono salvi. Fu così che per ricordare quella vicenda a fine gennaio si prepara il risotto con la luganiga e si brucia il fantoccio con le sembianze della vecchia strega.

Una versione un po’ più orrida, dice che una mamma prese una bambola e la riempì di coltelli e forbici, poi la mise nel letto, al posto della figlia. A mezzanotte si sentono i passi della Giubiana. La bimba spaventatissima, si stringe vicino alla mamma, mentre si sente la Giubiana salire i gradini ed entrare nella stanza. La Giubiana è feroce e in un attimo ingoia la bambola, pensando di mangiare la bambina. Si sente un urlo, la mamma va nella stanza della bimba e trova il corpo della Giubiana a brandelli, per via dei coltelli e delle forbici.

La Giobia di Varese
Lì dove la natura è davvero incontaminata, dove i boschi si riempiono di notte di strani suoni e strane creature, leggende e mito si uniscono a raccontare la storia di intere generazioni che hanno abitato ed abitano tutt’oggi la provincia di Varese.
Pare che l’usanza che hanno in molti paesi di preparare un falò nell’ultimo giovedì del mese di gennaio non sia di certo per salutare il freddo rigido dell’inverno. Piuttosto in questo falò viene bruciato un fantoccio che, si dice, assomigli ad una strega vissuta anni e anni or sono: la Giöbia.
Durante il falò le donne cucinano risotto con luganega e i bimbi si riuniscono per giocare assieme fino a notte fonda.

Tutto nasce tanto tempo fa, quando la Giobia abitava nei boschi del Varesotto ed incuteva terrore tra i contadini e gli altri abitanti dei paesi situati nei dintorni di Varese.
La Giobia non era una strega come le altre, sebbene per aspetto fosse così raccapricciante da far davvero terrore. La strega era magrissima, molto alta ed aveva un cappellaccio nero che le nascondeva il viso sbilenco. Quando lei passava, tutto attorno a lei moriva, diventando solo freddo ghiaccio. I fiori appassivano, i prati venivano coperti completamente dalla brina e tutto diventava senza vita.

Nelle sue ampie calze rosse, la Giobia camminava su per i boschi, cercando quello di cui era più golosa: i bambini. Di certo non avrebbe rinunciato ad un buon piatto caldo come un risotto di luganega o ad un piatto di polenta abbrustolita, ma non poteva di certo cucinare ed il solo pensiero di quelle famigliole al caldo, felici e sorridenti, le provocava così rabbia da diventare ancora più cattiva.
Ed ecco che di notte entrava nelle case e prendeva i bambini per nutrirsene e distruggere quella felicità tanto invidiata, soprattutto alle donne dei villaggi che, a differenza sua, erano belle, capaci di amore e di creare quella vita che invece lei sapeva solo distruggere.

Durante l’ultimo Giovedì di Gennaio, la Giobia era più cattiva che mai e le donne dei villaggi preparavano per lei il risotto con la luganega (salsiccia) e la polenta arrostita, così da saziare il suo appetito e da evitarle di prendere i bambini.
In uno dei villaggi del Varesotto c’era una bambina che, molto spesso, andava nel bosco per prendere la legna ed aiutare la mamma vedova nel prendersi cura della casa. La mamma cercava di proteggere la sua bambina e le diceva ogni giorno “Attenta alla Giobia, quando vai nel bosco! Scappa più lontano che puoi!”, e la bambina obbediva alla sua mamma e prendeva quanta più legna poteva senza mai fermarsi, per tornare di corsa a casa, sana e salva.

Un giorno, però, mentre correva su per i boschi, la bambina si ritrovò faccia a faccia con la Giobia che le disse “Stasera verrò a casa tua e, se non ci sarà nulla per me, ti prenderò e ti porterò nel bosco con me”.
La bimba corse verso casa e si affrettò a raccontare tutto alla mamma che, da quella sera, memore della promessa della strega, lasciò sempre un po’ di polenta sul tavolo della cucina.

Una notte, però, le due donne dimenticarono di lasciare il piatto per la Giobia e la strega non esitò a mostrare la sua vendetta. Prese la bambina e scappò per i boschi, adirata per il grande affronto che le aveva fatto la vedova.
Solo la mattina seguente la donna chiamò a gran voce la bambina e si accorse subito che era sparita.

L’allerta arrivò ben presto a tutte le mamme del villaggio che iniziarono a pensare ad un modo per salvare la bambina. Una donna ebbe l’idea di cucinare un risotto con la luganega e di posizionarlo su una finestra per far accorrere la strega. Nel piatto di risotto, grande tanto da sfamare un villaggio intero, c’era solo un piccolo cucchiaio, così che la Giobia, golosa com’era, avrebbe perso tanto tempo a mangiar tutto.

E così fu. La strega mangiò il risotto per così tanto tempo che un raggio di sole la colpì alle spalle e, quasi istantaneamente, le fiamme la avvolsero completamente riducendola solo in un mucchio di cenere. Ed ecco che il freddo inverno subito lasciò spazio al sole e le piante e i fiori, la natura tutta rinacque di colpo, senza la strega malvagia. Dal bosco, intanto, si vide una bambina correre verso la mamma. “Mamma! Mamma! Abbiamo spezzato il sortilegio!” gridò a gran voce e la mamma, abbracciandola, la strinse forte a sé rassicurandola “L’incubo è finito. La strega è morta per sempre”.

La Gamba Gialla – Disegno di Alessandra Giomarelli

Spauracchio per bambini della Versilia.

Come per tutti i personaggi creati per far paura ai bambini non ci sono particolari racconti. Si diceva semplicemente: “Attenti che arriva la Gamba Gialla!” o simile.

C’è anche una canzone di Joe Natta in Leggende Lucchesi vol.5.

Il Buffardello (folletto) – Particolare dalla tavola di Lorenzo Biagioni

Raffigurazione che ricorda il dispettoso Pinocchio.

Nella tavola si rappresentano alcune figurazioni di questo personaggio: dispettoso con gli animali e gli uomini, l’incubo.